Accettiamo di essere UMANI

“Accettiamo di essere umani” … e che potremmo aver sbagliato qualcosa anche noi!

Sui social, vedo spesso post in cui:

  • chi cerca lavoro accusa i Recruiter di non saper fare le selezioni (“non leggono il cv” , “le selezioni le fanno gli ats”, “assumono chi vogliono”..)
  • chi si occupa di Selezione accusa chi cerca lavoro di essere “distratto” (“non ricordano le posizioni a cui si candidano”, “non vengono preparati”..)

A parte il fatto non mi piacciono le generalizzazioni perché, positive o negative, c’è sempre qualcuno che ci rimette, a mio avviso a volte dovremmo metterci più in discussione.

Attribuire la colpa all’altro, non è mai la soluzione.

È sicuramente la strada più semplice, perché libera dal peso della responsabilità.

Mettere in discussione il nostro pensiero o comportamento è più faticoso, richiede un dispendio di tempo ed energie che non sempre siamo disposti ad investire.

Per questo spesso viene più facile seguire i “consigli precotti” dove il capro espiatorio viene identificato al di fuori di noi.

Ma mettersi in discussione è l’unica soluzione se:

👉 vogliamo crescere, migliorare;

👉 vogliamo cambiare le dinamiche del processo ed i risultati.

Non abbiamo il potere di cambiare gli altri ma, agendo su noi stessi possiamo cambiare i risultati.

“Cosa posso cambiare?”

Cambio Lavoro? Sì, ma Cambio Verso

Quando decidiamo di affrontare un cambiamento, alla base della nostra decisione c’è la consapevolezza che qualcosa non sta funzionando nello status in cui ci troviamo.

Nella sfera professionale, la nostra insoddisfazione può essere dovuta alla situazione lavorativa attuale, per cui decidiamo di cambiare lavoro, ma anche ai risultati che stiamo ottenendo una volta che la ricerca è stata avviata; questo vale anche quando il cambiamento non è una nostra scelta.
Se non siamo soddisfatti di come sta procedendo la nostra ricerca, perché non stiamo ottenendo i risultati sperati, abbiamo due opzioni: stare fermi, in attesa e in balia degli eventi o decidere di attivarsi e cambiare qualcosa.

Cosa possiamo cambiare?

▶️ l’atteggiamento e lo stato d’animo con cui stiamo affrontando il cambiamento;
▶️ il nostro obiettivo professionale affinché sia più chiaro, prima per noi, poi per gli altri;
▶️ la comunicazione, il modo di presentare chi siamo e la nostra direzione;
▶️ la strategia e il metodo di ricerca utilizzato.

💡 Acquisire la consapevolezza di quale fattore ci sta ostacolando, è il primo passo verso il cambiamento.

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📘 Tutto questo nel mio libro “Cambio Lavoro? Sì, ma Cambio Verso” Disponibile su Amazon

Fare domande a fine colloquio?

[Fine colloquio] Recruiter: “Ha delle domande?”
Tu cosa rispondi? OVVIAMENTE un “SI!!!” convinto!

In un post recente, ho paragonato la ricerca di un lavoro all’amore: “prima di trovare l’azienda giusta per te, dovrai scontrarti con tante realtà non in linea con ciò che stai cercando”.

Immagina il colloquio come un primo appuntamento, un’occasione per conoscersi, per capire in poco tempo se la persona che hai davanti (l’azienda) potrebbe essere la persona giusta e se vale la pena frequentarsi. Dico “potrebbe” perché la vostra scelta si basa su un’impressione, la certezza l’avrete (entrambi) soltanto conoscendovi meglio, ma deve esserci un interesse iniziale.

Fare domande ti servirà per un duplice scopo:

1) le domande ti servono per capire e decidere, nel poco tempo che hai a disposizione, se il contesto aziendale (o la posizione) fa al caso tuo; sapere in partenza quali caratteristiche stai cercando è fondamentale per una valutazione, ti permetterà di fare domande mirate e sfruttare al meglio il poco tempo del colloquio;

2) le domande dimostrano interesse: se ad un primo appuntamento, dopo che tu hai fatto domande e raccontato un pò di te, alla tua richiesta “vuoi domandarmi qualcosa per conoscermi meglio?” l’altro/a rispondesse “No, No”…
Come immagineresti il finale?

SOS Annuncio di Lavoro Cercasi!

“Ho risposto a 100 annunci di lavoro, ma ancora non mi ha chiamato nessuno!”, “Il mercato del lavoro è fermo, non ci sono inserzioni per me!”. Due facce della stessa medaglia.

La risposta agli annunci di lavoro è uno dei canali più utilizzati, ma, se il nostro destino dovesse dipendere unicamente da questo canale …  avremmo delle difficoltà. Vi spiego perché!

–  soltanto una minima parte delle opportunità lavorative diventa visibile, prima di pubblicare un nuovo annuncio o rivolgersi a società di ricerca e selezione, spesso le aziende si muovono tramite altri canali: CV già ricevuti o presenti sul database aziendale, Network, ricerca diretta di profili su LinkedIn; quindi, se non sono presenti inserzioni non vuol dire che il mercato del lavoro è fermo, ma che il ruolo è stato ricoperto prima ancora di rendere la posizione pubblica;

nel momento in cui viene pubblicato un annuncio di lavoro, proprio perché si tratta del canale di ricerca più utilizzato, entrano in gioco molte variabili (troppe) che possono influenzare la tua visibilità, come ad esempio:

  • Variabile Competitività: ogni annuncio viene pubblicato su più “vetrine” (LinkedIn, Infojobs, Sito aziendale, altro) e ad ogni inserzione rispondono centinai di persone;
  • Variabile Tempo, ovvero il numero di giorni trascorsi tra la pubblicazione dell’annuncio e la tua candidatura: se l’azienda o la società hanno già ricevuto tantissime candidature e hanno sufficienti CV per una selezione, potrebbero non visionare quelli successivi;
  • A volte si tratta di posizioni ormai chiuse, annunci di lavoro che spesso gli stessi motori di ricerca ripongono.

Questo non significa che non è importante cercare gli annunci di lavoro, ma è fondamentale non limitarsi a questo.

Cercare efficacemente significa muoversi nel mercato del lavoro utilizzando tutti i canali a disposizione, cercando ANCHE nella parte più nascosta, dove si trovano PIU’ OPPORTUNITA’ e MENO COMPETITIVITA’.

Come fare?

Abbiamo a disposizione il più grande Network di tutti i secoli, LinkedIn, dobbiamo solo utilizzarlo!

  • Curate il vostro profilo e aggiornatelo;
  • fate Network, ampliate la vostra rete di collegamenti, in maniera strategica;
  • pubblicate post su tematiche di rilievo per il vostro settore professionale;
  • commentate post di altri professionisti, condividendo la vostra opinione;
  • inviate auto-candidature, contattate referenti aziendali per presentare voi e il vostro valore professionale;
  • Fatevi notare!

“Sono troppo giovane”, “Sono troppo vecchio”..

“Sono troppo giovane”, “Sono troppo vecchio”, ”Il mercato del lavoro è fermo”, ”Non ci sono opportunità nel mio settore”, “E’ pieno di professionisti come me”… sono alcuni dei pensieri ricorrenti, limitanti, che possono ostacolarti nella ricerca di una nuova occupazione.

Ci sono alcuni fattori oggettivi che possono incidere nella ricerca, ma non abbiamo alcun potere su di essi: non possiamo modificare la nostra età anagrafica o la situazione del mercato del lavoro, ma soffermarci su “ciò che non possiamo cambiare”, ci ostacola nel trovare il lavoro giusto per noi.

Di fronte alle non risposte o alle risposte negative, è importante porsi domande e focalizzare l’attenzione su noi stessi e su tutti gli altri fattori che abbiamo il potere di modificare.

“Cosa posso cambiare nella mia strategia di ricerca?”, “Ho comunicato in maniera chiara il mio obiettivo professionale?”, “Ho comunicato efficacemente le mie competenze e il valore che posso apportare all’azienda?”, “Durante il colloquio potevo dire o fare qualcosa di diverso?”

Realizzare che la ricerca di una nuova opportunità professionale dipende dal tuo atteggiamento mentale, dalle tue scelte e dalle tue azioni – da ciò che hai compiuto o non compiuto – è l’unica soluzione se vuoi veramente trovare il lavoro giusto per te.

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