“Ho inviato molti CV ma non mi chiama nessuno!!”

⛔FERMATI!⛔

Pensieri ricorrenti: “il mercato del lavoro è fermo, il mio settore è saturo, gli annunci sono tutti falsi, i recruiter chiamano solo persone più giovani” ecc.

⛔FERMATI!⛔ La verità è che qualcosa non sta funzionando nella tua comunicazione.

?Il Curriculum Vitae (e il tuo profilo Linkedin) E’ IL TUO BIGLIETTO DA VISITA!

Hai evidenziato bene il tuo valore, le tue competenze, le tue soluzioni?
Rispecchia il tuo obiettivo professionale?
È chiaro il perché un recruiter dovrebbe chiamarti per un colloquio?

Prima di preparare il tuo CV sono fondamentali 2 passaggi preliminari:

1) devi conoscere il tuo VALORE (se non conosci il tuo valore come puoi presentarti in maniera efficace? Se non credi in te stesso, perché dovrebbero farlo degli sconosciuti?)

2) avere un OBIETTIVO PROFESSIONALE (quale è la meta che vuoi raggiungere?)

Una volta superati questi due passaggi, puoi iniziare a preparare la tua presentazione, i tuoi strumenti di #ricercadellavoro, che devono:

✔️Essere chiari e diretti
✔️ Essere in linea con il tuo obiettivo professionale
✔️Parlare delle tue competenze, del tuo valore
✔️ Offrire soluzioni

“Ho perso il lavoro, adesso chi sono?”

Quando una persona ha terminato un’esperienza lavorativa molto spesso si trova ad affrontare una crisi d’identità, la messa in discussione del proprio Io.

Questo accade perché, per cultura, il nostro lavoro è strettamente legato con l’immagine che abbiamo di noi stessi, diventa una parte fondamentale della definizione di sé, della nostra identità sociale.

Non a caso, una delle prime domande che poniamo quando conosciamo una persona è “che lavoro fai?”; Così come quando ci viene chiesto di raccontare chi siamo, la nostra professione è tra le prime informazioni che forniamo.

È importante prendere consapevolezza che noi siamo molto di più del nostro lavoro, che possediamo competenze e un valore che vanno oltre il ruolo ricoperto o l’azienda per cui lavoriamo o abbiamo lavorato: le nostre competenze, ciò che siamo veramente, le portiamo con noi, fuori e dentro le aziende.

Quando abbiamo preso consapevolezza del nostro valore e del nostro potenziale siamo pronti ad iniziare un nuovo progetto professionale, a presentarci con chiarezza e determinazione nel mercato del lavoro; scopriamo che il cambiamento che vivevamo come difficoltà è in realtà un’opportunità di miglioramento.

“Hai un lavoro sicuro, un buono stipendio… cosa ti manca?”

“Retribuzione, mansioni, rapporti con i colleghi, distanza da casa, numero di ore dedicate al lavoro… sono alcune delle possibili cause della nostra insoddisfazione lavorativa, ma non sono le uniche. A volte, siamo comunque insoddisfatti.

Perchè? Cosa possiamo fare?

Sicuramente la prima cosa da fare è “fare chiarezza”, ovvero capire cosa veramente non ci permette di iniziare con serenità (ed entusiasmo) la giornata lavorativa.

Il non affrontare il problema, non ci permetterà di risolverlo ma soltanto di doverlo trattare in un secondo momento, con maggiore carico di insoddisfazione.

Molto spesso la causa della nostra insoddisfazione non è il lavoro in se stesso (le stesse condizioni sono per altri ottimali), ma il modo in cui noi lo percepiamo, quanto effettivamente risponde ai NOSTRI bisogni personali e professionali, al bisogno fondamentale di autorealizzazione.

La domanda giusta da porsi è: di cosa ho bisogno? in quale modo potrei sentirmi più realizzato?

Trovata la risposta, abbiamo 2 soluzioni possibili:

1- provare a cambiare la situazione all’interno dell’azienda, comunicando il problema

2- cercare una nuova opportunità professionale

In entrambi i casi dobbiamo avere coraggio di affrontare un cambiamento.

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova ..… esce dalla zona di comfort!”

G. lavora da 6 anni in un’azienda, ma da diverso tempo non è soddisfatto: non ha prospettive di crescita, non si trova bene con i colleghi, non stima il suo capo, l’unico suo obiettivo settimanale è ormai diventato il Venerdì; ma qualcosa gli impedisce di guardare oltre. Si risponde che “alla fine è fortunato perché ha (ancora) un lavoro”, “in ogni lavoro ci sono pro e contro”, “sono pochi quelli che svolgono un lavoro che gli piace” … e se lo contatta un Recruiter per una posizione aperta, si sente anche a disagio!

Perché abbiamo così paura di cambiare?

La paura è un’emozione normale: ogni #cambiamento mette a repentaglio la nostra sicurezza, uno dei bisogni primordiali dell’uomo. L’istinto di sopravvivenza ci porta ad evitare l’ignoto: la nostra routine, compiere le stesse azioni e le stesse attività, ci da sicurezza, perché ci muoviamo in una zona che conosciamo bene e, anche se non è gratificante, è prevedibile, la nostra #zonadicomfort.

In realtà, la paura del nuovo inibisce il nostro slancio vitale e ci limita nella realizzazione.

La frustrazione, l’insoddisfazione e lo stress, sono segnali importanti: il nostro organismo ci sta comunicando che stiamo affrontando una “crisi”, che, in ogni ciclo di vita, è sempre una tappa fondamentale per la crescita personale e professionale. La nostra vita inizia fuori la nostra #zonadicomfort.

Quindi? Cosa possiamo fare?

Come in ogni viaggio, ciò che può darci sicurezza è progettare accuratamente il nostro percorso.

  • il punto di partenza: quando decidiamo di cambiare percorso professionale, conosciamo già il nostro punto di partenza, ovvero un lavoro che non ci soddisfa e mina il nostro benessere, motivo valido per mettersi in cammino.
  • il punto di arrivo: la meta da raggiungere, dove possiamo sentirci veramente realizzati. Soltanto quando siamo consapevoli del nostro #obiettivoprofessione siamo pronti per partire.
  • le risorse e gli strumenti che possediamo (o di cui dobbiamo attrezzarci): per affrontare un viaggio è importante avere consapevolezza delle risorse che abbiamo a disposizione e quali, invece, dobbiamo procurarci, anche per fronteggiare eventuali avversità.

Buon viaggio!

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